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28/12/2005
L'ircocervo incollato (2 di 2)

http://www.bikefix.co.uk/- ....tu cosa chiedi al lettore?

-  Che mi legga, e cosa altro puoi chiedere al lettore. Che ti legga fino alla fine, che desideri di girare pagina, che chiuso il libro se ne dispiaccia. Non chiedo altro. Le interpretazioni, le riflessioni, i sogni, le rabbie, gli ormoni che la lettura delle mie pagine gli scateneranno saranno cose sue.
Ma a quel punto non è più lettore, perché il lettore per definizione legge, è già altro è una persona.

- Mmmm, qui per me tu stai "barando".....
Io al lettore chiedo di mettere la colla ai frammenti che gli lascio per strada. Il lettore, per me, ricompone (immaginificamente...) quello che scrivo. Quello che scrivo non è pienamente quello che scrivo finché il lettore non l'ha ricomposto. Io ho una mia "ricomposizione" ideale, e non è detto che incontri il lettore che attui una ricomposizione "simile" alla mia...

-  No. No. Veramente la prima cosa che chiedo ad un lettore che legga il mio libro e che arrivi fino al fondo. Che trovi interessante la storia e che gli piaccia tanto da stare lì fino alla fine. Non ho detto che questo è l'unica cosa che mi aspetto da un lettore, ma è la prima. Se fallisco lì, cioé se fallisco nel tenerlo attaccato alla mia scrittura, tutto il resto, tutto il resto che sta dietro, oltre, sopra e sotto la mia storia, diventa sterile. La cosa principale e prima di un lettore è che legga il tuo libro e che questo libro gli piaccia. N
e sono convinto.

- Ma io non ho un libro al quale farlo restare attaccato (per ora....) Ho, al limite, una "atmosfera" o un "mondo poetico" entro cui farlo entrare.(potremmo trasferire lo stesso discorso ai lettori dei blog? forse no....)  Chiedere al lettore che legga il libro senza interrogarsi su cosa lui porti nel libro? Preferisco una "reazione" del lettore (anche che abbandoni il libro, che lo pianti lì...); anche se io cerco UNA reazione specifica: l'entrata in una certa atmosfera, la decifrazione perosnale e l'appropriazione di quella atmosfera.

- Ma perché io sotto sotto ho questa idea: la scrittura è prendere la parola in un'assemblea e parlare. Se la gente se ne va io non sono un buon oratore. A meno che non lo faccia apposta (Paolo all'Aeropago), ma di solito se prendo parola in un'assemblea voglio che la gente mi ascolti fino alla fine e poi finito che ho parli, mi interroghi, si incazzi con me. Forse partiamo da due modi di concepire la scrittura diversi. Il tuo è più intellettuale, filosofico direi. Il mio è un misto tra un'omelia e un imbonitore. Io credo ancora che
il narrare sia la parte più importante dello scrivere.
(un discorso del genere si può fare anche sui blog, ma le variabili sono molte e diverse. Ecco ad esempio io non trovo interessanti le discussioni sui blog per niente. Anche perché si parla di blog usando esempi di blog, mentre penso che bisognerebbe parlare di blog usando altri mezzi di paragone. Ho letto una cosa sulla fotografia che secondo me è perfetta per il blog, per spiegare come funziona dico).

- Su questo sono perfettamente d'accordo con te: io credo che per "spiegare" alcune cose sui blog (al di là del mostrarli, plasticamente) si possano usare fruttuosamente categorie e strumenti provenienti da altri campi espressivi. Ma vedo che siamo tornati ad un punto (all'interno del labirinto di questa nostra corrispondenza..) nel quale eravamo già passati: per me il narrare, riprendo le tue parole, non è la parte più importante dello scrivere. O meglio: non tutta la scrittura è narrazione (per quanto ci siano posizioni filosofiche che vogliono la filosofia come una forma di narrazione...). Ecco, è in questa differenza specifica che io mi permetto di scherzare dicendo: "Quando voi scrittori parlate tra voi e fate un po' di letteratura...."

- Un grande fotografo, di cui ignoro il nome, ma che abita a Ravenna ed è il fotoreporter del Time, alla precisa domanda che mezzi utlizzasse per fare le sue foto, ha tirato fuori una macchina fotografica digitale minuscola, di quelle che ti regalano e costano 100 euro a dire tanto. Ha detto: io uso questa macchina perché così non invado la persona o il luogo in cui fotografo. E soprattutto non mi sento un fotografo e faccio qualcosa che è molto vicino al semplice atto del guardare. Ecco mi sembra che il blog sia la stessa cosa se ben usato sia qualcosa di simile; ridà la possibilità di riappropiarsi della parola scritta, senza per questo 'sentirsi' scrittore. Ecco perché polemizzavo con effe quando diceva che siamo tutti poeti o scrittori, e dicevo che questa era una cazzata, perché non è proprio così, la possibilità del blog è quella di una scrittura che è gesto e che non ti fa sentire scrittore. I
o penso questo del blog, ed forse per questo motivo che io non sono un grande tenitore di blog.

(continua?)


Postato da: Giocatore a dicembre 28, 2005 09:38 | link | commenti (14) |
pontificazioni arbitrarie, corrispondenza privata


Commenti
#1   28 Dicembre 2005 - 10:27
 
Secondo me anche lo scrittore, senza la linfa del suo correttore di bozze è mera articolazione del "gesto". Sei sicuro di quel che hai affermato?
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#2   28 Dicembre 2005 - 10:55
 
beh, sì. L'ho scritto. Ne sono sicuro.

d.
utente anonimo

#3   28 Dicembre 2005 - 11:17
 
un saluto in punta di piedi
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#4   28 Dicembre 2005 - 11:17
 
Lei giocatore, con questo milleduecento (M.D.) non fa altro che confondermi, lo sà?
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#5   28 Dicembre 2005 - 11:31
 
Chiarisco subito (anche se è colpa mia che ho tolto le iniziali, ma pensavo che le due posizioni fossero riconoscibili nelle loro diversità): Io sono Io (M) e lui è lui (D. cioé Demetrio) e questi sono stralci di "dibattiti" che avvengono via mail tra noi due e che io cerco di ripubblicare rapidamente, prima che le parole dette di là s'irrigidiscano troppo.....
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#6   28 Dicembre 2005 - 11:43
 
Se proprio volessi farlo, nulla e nessuno mi impedirebbe di sentirmi un... albero.

Ecco: "sentirsi scrittore" (od un albero) significa tutto (per chi si sente così) ma anche niente (per chi ti legge o ti guarda). Il problema è che chi si sente qualcosa o qualcuno desidera spesso anche essere riconosciuto come tale dagli altri. Ha bisogno, in altre parole, di una forma di consolazione, di un riconoscimento, di una sorta di gratificazione esterna per ciò che si sente di essere e/o per ciò che fa.

Per questo io a chi si sente "scrittore" e, soprattutto, a chi distingue tra chi è e chi non è "scrittore" a suo tempo volli rispondere semplicemente così:

ich bin ein paraponzipò.

Ed un paraponzipò non è né uno scrittore, né un albero. Ma una persona. Con tutta la complessità ed il mistero che ciò comporta.
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#7   28 Dicembre 2005 - 11:56
 
Alla Big Fish MaxSDC? Un sognatore...
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#8   28 Dicembre 2005 - 12:09
 
No, l'esatto contrario, saltino: sono altri a "sognare", anche se non lo sanno.

O davvero anche tu credi esista "lo scrittore" così come esiste "la lavatrice" oppure, che so, "il mestolo"? ;o)
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#9   28 Dicembre 2005 - 12:11
 
ma io volevo proprio dire che l'errore è di tenere un blog come se uno si sentisse scrittore, è questo l'errore. E usavo come paragone questo fotografo che diceva che per fare una foto lui doveva 'sospendere' il suo essere o sentirsi fotografo e lo faceva utilizzando un mezzo, una macchina fotografica di quelle da poco.

rispetto invece alle mie aspirazioni, beh, io non ne ho mai fatto segreto.

d.

utente anonimo

#10   28 Dicembre 2005 - 12:21
 
Sì demetrio, avevo capito il senso delle tue parole. ;o)

Parlare di "errore" però non posso condividerlo. Errore rispetto a cosa? Cosa significa, in altri termini, "sentirsi scrittore"? E poi, "sentirsi scrittore" (od albero) quale controindicazione comporta per chi scrive su di un Blog? E se di errore si tratta, cosa o chi "sentirsi"?

Anche per questo, io sono un paraponzipò, non certo uno "scrittore"... ;o)
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#11   28 Dicembre 2005 - 12:32
 
Scrittori, voi tutti, che non siete altro!
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#12   28 Dicembre 2005 - 12:45
 
No scusa maxSDC ma devo essermi spiegato male, in big Fish tutto era possibile, bastava volerlo, crederci... e raccontandolo il tutto si avverava da qualche parte, anche l'inverosime più fantasioso. Questo consente a chi si vuol sentire scrittore di fare anche lo scalpellino, ed a chi è idraulico di potersi immaginare come scrittore. Va meglio così?
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#13   28 Dicembre 2005 - 12:51
 
Andava bene anche prima, saltino.
[ché lo sai bene, di non prendermi mai troppo sul serio...] ;o)

E per rispondere al giocatore:
scrittori, noi tutti, che siamo BEN altro! ;o)
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#14   28 Dicembre 2005 - 13:03
 
Ma allora, lei, Max, è un benaltrista!!

Mi permetto di dare una mia interpretazione di BigFish, Sal (film meraviglioso!): l'inverosimile racconto del padre si rivela, alla fine, una semplice "amplificazione" della realtà; il suo racconto - giudicato dal figlio una massa di balle per l'intera vita - era in verità l'accentuazione fantastica di quello che la vita reale gli aveva riservato. Cioé, c'è un primum del reale, al quale il raccontare non s'arrende ma che rielabora, re-interpreta, raccoglie. Il racconto raccoglie le tracce di senso del reale. Secondo me, s'intende.
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