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13/04/2006
Viltà e Redenzione

-Ieri ho letto il primo racconto di Animali tristi che mi hai consigliato tu; mi è piaciuto molto e mi ha intristito parecchio....

-
E' un libro bellissimo sencondo me. Veramente stupendo. Ne scriverò prima o poi. Sì, è un libro molto triste e assolutamente vero.

- Ora è presto per me dare giudizi, ma già dal primo racconto trovo degli elementi di ferocia interessanti: la "ferocità" del quotidiano denunciato nelle sue "ferocità". Leggendo il primo racconto soffrivo nello specchiarmi, meglio, soffrivo nella paura di specchiarmi nelle viltà dei personaggi.

-
E' proprio la stessa cosa che pensavo io. La viltà dell'essere quotidiano. Del nostro essere vili ogni giorno. Sì, è un libro molto interessante

- Il nostro tentativo quotidiano è, appunto, di NON essere vili, di combattere la nostra stessa viltà. E come si combatte la viltà?

-
Primo ammettendola. Secondo cercando di essere onesti. E a me non viene mica facile

-Non lo so: combatto la mia viltà ammettendola preliminarmente? Qualcosa del tipo: siamo tutti peccatori, in via preliminare, e da questa condizione devo ripartire ogni giorno, da peccatore? Oppure: combatto la mia viltà cercando di modificare i miei atteggiamenti, con fatica, con pazienza. L'onestà che inseguiamo, mi pare, è una specie di orizzonte ideale, irragiungibile. In questo senso potremmo considerare il modello cristiano (il modello di Cristo) come una via impraticabile per l'uomo. Dico questo perché tradizionalmente un modo per combattere la viltà umana è la fede, o la "sequela" di Cristo. Cristo come modello di intransigenza "ebraica",  declinazione "pura" del vecchio ebraismo. Ritraduco quello che dici tu con: essere cristiani non è affatto facile. anzi, è quasi impossibile.

-
La parola combattere è sbagliata. Non è che la combatti, proprio come se fosse un peccato. Ma io dichiaro qualcosa che è mia come esistenziale, come connaturata in me. E lo dico e dicendolo la rendo presente a me e agli altri.  Io sono meschino o io sono egoista oppure come nel nostro caso sono "vile". La viltà è un sentimento molto sottile: perché è un sentimento che ci permette di dissimulare. Dire che siamo vili è un gesto forte, contrario alla nostra stessa viltà. Viltà vuol dire anche non dire 'no no o sì sì', la viltà è il giovane ricco che se ne va triste. Io sono convinto che non si può essere cristiani, che sia impossibile.

-Ma non diventa una consolazione, ed un'autoassoluzione, questa? dico l'impossibilità di essere cristiani? O di dirsi "cristiani"? Io sono un cattivo cristiano, e so esattamente dove e perché sono un cattivo di cristiano. E tu? allora, tanto vale rivolgersi al "sola gratia", al "servo arbitrio" luterano....forse. Ma è il passo successivo al riconoscerisi "vili" che diventa significativo. Quale è il passo successivo? Ma trovo insopportabile l'indagine para-sociologica sui trentenni che non "scelgono"....

-
Dentro di me credo che ci sia fortissimo un che di luterano, forse perché è più 'tragico' il sentimento della vita: la tua vita è già destinata, un po' come Edipo, e per quanto tu faccia tutto per muoverti al contrario, tu non potrai farci niente. Ma questo è più un presentimento che qualcosa di certissimo. Il passo successivo al riconoscersi vili è non autoassolversi e non consolarsi. Ecco

- Quale  è il passo successivo, dunque?

- Accettare il tragico destino.

Postato da: Giocatore a aprile 13, 2006 17:46 | link | commenti (8) |
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Commenti
#1   13 Aprile 2006 - 18:13
 
Ma i sottotitoli a che pagina sono? D. diventa sempre più ermetico (o non è D.?) ;-)******
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#2   13 Aprile 2006 - 18:14
 
Ma soprattutto: con i teneroni crocchettoni (che dopo aver fotografato avrai di prammatica tolto dal carrello) il dialogo letterario/esistenziale cosa ha in comune?
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#3   13 Aprile 2006 - 18:19
 
ma io ho tutto chiarissimo.

d.
utente anonimo

#4   13 Aprile 2006 - 18:21
 
Sì, ma io no (pretendo spiegazioni dettagliaterrime!!!) :-)))
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#5   13 Aprile 2006 - 18:36
 
per me è chiara solo la mezza assoluzione ricevuta stamattina da Don Matteo:))))

però, leggendo la scheda di animali tristi penso che quando andrò in libreria lo acquisterò
Utente: Contattami Guarda il mediablog (foto, audio e video) di questo utente. Blocca questo utente metallicafisica

#6   13 Aprile 2006 - 21:56
 
l'animale triste è naturalmente l'orso marsicano di cui sotto...
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#7   14 Aprile 2006 - 17:31
 
penso che essere cristiani non e impossibile io credo che i dieci comandamenti siano molto piu vicini a noi stessi di quanto pensiamo un saluto
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#8   14 Aprile 2006 - 17:44
 
Impossibile no; difficile, forse.
un salve a te.
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